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Floorball Halloween Night 2: 5+1 film horror per una notte da incubo!

  • Immagine del redattore: Alessio Casamassima
    Alessio Casamassima
  • 30 ott
  • Tempo di lettura: 17 min

🎃 Benvenute, mie dolci e bucherellate palline! Eccomi, sono Zio Rotula, custode delle ginocchia scricchiolanti e delle porte di floorball arrugginite che cigolano più della mia schiena!


Stanotte vi do il benvenuto nello Speciale Halloween 2025 del Floorball — dove l’horror incontra lo sport… e nessuno sa mai se la pallina entrerà in porta o si infilerà sotto il vostro letto per saziare il mostro che abita lì!


halloween floorball horror

🕯️Chiudete bene i borsoni, controllate prima che dentro i vostri calzini sporchi non sia rimasto il dito di un vostro avversario e spegnete le luci della palestra… preparatevi ai nuovi 5+1 racconti dell'orrore, simpatici come il suono di una paletta che gratta il pavimento! Nel buio del palazzetto abbandonato, ogni fischio dell'arbitro può essere un oscuro presagio e i prossimi 2 minuti di penalità potreste passarli sottoterra... 👻


Quindi fate una croce con le stecche e ricordate: nella Floorball Horror Night 2025 non sempre è la pallina quella che rotola. 💀



Floorball Horror 1: A Nightmare on Constant Street

portiere horror movie

Andrea aveva un sogno, giocare a hockey su ghiaccio. Non si perdeva una partita della NHL e negli anni aveva comprato tutto il necessario: bastone, disco, casco e... anche quei dannati pattini che però non riusciva a indossare. Non ce la faceva proprio. Nonostante i diversi tentativi, Andrea non aveva mai imparato a usarli. Non per mancanza di equilibrio, ma per una paura viscerale e inspiegabile: ogni volta che li indossava, sentiva come se il pavimento volesse inghiottirlo. I medici gli avevano diagnosticato una particolare forma di Basofobia, ma lui non si voleva arrendere. Così, quando vide quel volantino all’Università — “Vieni a provare il floorball, è l'hockey senza pattini né ghiaccio!” — gli sembrò un sogno. Un vero miracolo sportivo.


La palestra era proprio dietro casa sua, un edificio basso e squadrato, con vetri oscurati e un’insegna scolorita: “Centro Polisportivo - Via Constant 666”. Il volantino diceva di presentarsi alle 20:00 per la prova gratuita. Andrea arrivò puntuale, con la sua maglietta dei Pittsburgh Penguins e un bastone da unihockey comprato su Amazon.


Dentro, l’atmosfera era strana. La palestra era buia e i muri pieni di grossi buchi dai quali usciva una luce sinistra. I giocatori lo accolsero con sorrisi larghi, troppo larghi. Tutti indossavano divise giallo fluo con un simbolo nero sul petto: l'icona di un piccolo missile che ad Andrea sembrava più un grosso uovo con attaccata una freccia.


“Benvenuto, Andrea” disse il capitano, un uomo alto con occhi vitrei e voce cavernosa. “Oggi giochiamo insieme... tutti insieme per il Bortex

Andrea pensò fosse uno sponsor. Forse un energy drink. Ma quando il riscaldamento iniziò, capì che qualcosa non andava. I giocatori si muovevano in cerchio, recitando frasi in una lingua sconosciuta e battendo i bastoni sul pavimento con ritmo sempre più frenetico. Il parquet tremava. Le luci si abbassavano.


"Si preparino i portieri" dissero in coro i giocatori. Dagli spogliatoi entrarono in campo due figure in mutande, vestite con il solo casco che vennero subito legati alle porte con delle fascette da elettricista da una coppia di loro compagni di squadra.


Andrea non poteva credere ai propri occhi: i giocatori iniziarono a correre in giro per il campo come in un frenetico carosello e al fischio dell'allenatore scagliarono violenti tiri verso le porte. I sibili delle palline erano talmente forti da coprire i lamenti dei due estremi difensori.


"Ehi Andrea, se vuoi tirare bene devi far fischiare la pallina. Come fa il Bortex".


Andrea deglutì. Il bastone gli tremava tra le mani. Cercò di sorridere, ma il suo volto si irrigidì quando vide uno dei portieri smettere di muoversi. Una pallina lo aveva colpito sul costato, ferendolo. Nessuno si fermò. Anzi, il ritmo aumentò.


Il capitano gli porse una pallina diventata ormai rossa per il sangue dei due portieri.


“Dai, Andrea” sussurrò il capitano. “Se la fai fischiare, il Bortex ti ascolterà”


Andrea caricò il tiro. Il bastone vibrò. La pallina partì con un sibilo acuto, innaturale. Non colpì la porta, ma il muro, infilandosi in uno di quei grossi fori. Dal buco emerse in una spirale di fumo, un vortex ovale da lancio che attraversò fischiando il campo. I giocatori si inginocchiarono.


“Il BORTEX è qui,” urlò l'allenatore. “La TELLA può iniziare!”


Le luci della palestra si spensero e dagli altoparlanti partì una canzone di Gigi D'Ag. Approfittando della confusione, Andrea lanciò il bastone e corse via, corse come mai aveva fatto lasciandosi dietro quell'incubo fatto di sangue e disco Anni 90.


Da quel giorno, Andrea non ha mai più messo piede in quella palestra. Ma ogni notte, prima di addormentarsi, sente ancora il fischio di quello strano attrezzo propedeutico per il lancio del giavellotto. E ogni mattina, in Università viene appeso un nuovo volantino in bacheca: “Vieni a giocare a Floorball, è l'hockey senza pattini né ghiaccio. Abbiamo anche il Bortex...”



Floorball Horror 2: The Blade Switch Project

the ring parody poster

Trascrizione da videocamera GoPro, ritrovata nel bosco di Madone (BG), dietro il Campo 3.


[luogo: SPOGLIATOI – ore 15:42] La luce al neon sfarfalla sopra le teste di due ragazzi seduti su una panchina. Si sentono in lontananza un fischio di un arbitro e lo stridio di scarpe da ginnastica su un parquet. Il primo ragazzo sta sistemando la videocamera in cerca dell’angolazione giusta. Indossa una maglietta con la scritta “Subscribe”. L'amico è in tuta e stringe in mano una stecca da floorball.

GIOCATORE 1 (entusiasta): “Benvenuti su FloorballTricks! Oggi vi mostriamo come cambiare la vostra paletta in pochi semplici passi!”

GIOCATORE 2 (nervoso): “Ma perché vuoi fare un video? Facciamolo e basta. La prossima partita inizia tra due ore e questa stecca mi serve!”

GIOCATORE 1: “Tranquillo, ci metto un attimo. Con il tutorial voglio spingere un po' il canale. Ok. Primo passo: il cacciavite a stella! Infilate la punta nella vite sul collo della paletta e girate delicatamente". La plastica scricchiola. Il Giocatore 2 si irrigidisce.

GIOCATORE 2: “Mica me la spacchi... oooh!?”

GIOCATORE 1: “È normale. Secondo passo... se necessario, fate un po’ di forza. Così..” Il cacciavite si spezza. La vite si spana. Si sente una sirena in lontananza.


[luogo: BAGNO – ore 16:03] Le immagini sono confuse, si vede solo fumo e uno dei due giocatori che butta in un wc un phon scongiurando un principio di incendio. La camera viene sballottata e non si capisce nulla di cosa dicono i due.


[luogo: AUTO – ore 16:20] I ragazzi sono seduti in un'auto parcheggiata. Il riscaldamento è acceso al massimo. Il Giocatore 1 tiene la paletta vicino al bocchettone dell'aria, mentre l'amico con una mano tiene il bastone fuori dal finestrino e con l'altra la GoPro.

GIOCATORE 2: "Ma mi dovevi rompere pure il phon? E tu non l'hai neanche portato. Come ti asciugavi? Al sole... a dicembre!?"

GIOCATORE 1: “Parla quello senza capelli. E comunque la doccia l'avrei fatta a casa. Tieni ferma la camera che devo continuare il tutorial... Se la paletta fa resistenza non c'è niente di meglio dell'aria calda: ammorbidisce la plastica e così riuscirete a staccarla in un attimo!”

GIOCATORE 2: “Come farò con la tua testa” bisbiglia. Il motore dell'auto arranca e la paletta si deforma. “Ma porc.. adesso me l'hai pure piegata. Spero non se ne accorga l'arbitro. Ma poi cos'è sta puzza di plastica bruciata!?” Il video si interrompe bruscamente.


[luogo: BAR DEL CAMPO SPORTIVO – ore 16:47]  Seduti a un tavolino accanto a un secchio fumante. Dentro, la stecca immersa nell’acqua bollente.

GIOCATORE 1: “L’acqua calda è un metodo poco ortodosso, ma spesso è quello più efficace!”

GIOCATORE 2: “Se non funziona, prova con la birra” Il barista li osserva da lontano, mentre prepara un toast.


[luogo: BAR DEL CAMPO SPORTIVO – ore 16:52] Le immagini sono di nuovo confuse: il barista ora sta litigando con uno dei due giocatori, mentre l'altro prova a scaldare la stecca da floorball sulla tostiera come fosse un panino.


[luogo: BOSCO/tra gli alberi – ore 17:10] I due camminano tra gli alberi con la stecca avvolta in un maglietta. Il Giocatore 2 ha in mano un grosso sasso.

GIOCATORE 2 (furioso): “Ora basta. Fra poco inizia la partita. Io la rompo”

GIOCATORE 1: “Aspetta e il tutorial?!”

Martellata dopo martellata la paletta vibra come se stesse ridendo. Il manico si piega ma non cede.

GIOCATORE 2: “Ma cos'è posseduta!?”


[luogo: BOSCO/radura – ore 18:02] La videocamera è poggiata su un tronco marcio. L’inquadratura è storta, ma si vedono i due ragazzi seduti davanti a un cerchio fatto con delle borracce. Al centro, la stecca da floorball, stesa sopra la maglietta “Subscribe”. Uno dei due giocatori dondola ossessivamente sussurrando "La partita è iniziata, il Mister mi uccide"; l'altro spalma dell'arnica sulla stecca e intona una nenia "Oh, grande Salming accetta le nostre suppliche... Fat Pipe e Unihoc lasciate andare questa paletta” Il vento si alza. Le borracce tremano. Un suono metallico, come di una sirena, echeggia tra i rami.


[luogo: SCONOSCIUTO – ore 21.12] È calata la notte. Si sente solo il respiro affannoso di uno dei due ragazzi.

GIOCATORE 1 (sussurrando): “Ragazzi, forse ci siamo riusciti. Abbiamo esorcizzato la stecca e la paletta si è staccata. Ma... aspetta. Ehi cosa stai facendo?!

GIOCATORE 2 (con voce distorta): “Hanno giocato... senza di me. Ora facciamo un bel tutorial su come si toglie il grip...”


Un suono acuto attraversa il bosco. Le foglie turbinano. Le immagini sono disturbate.

Ultimo fotogramma: la paletta rotta nell'erba si illumina per un istante lasciando intravede il volto di un ragazzo totalmente coperto di nastro di carta. Poi solo il buio. La telecamera è a terra. Si sente soltanto una risata nervosa. Una voce, flebile, sussurra fuori campo:

“Benvenuti su… FloorballTricks…”

Poi, un clic. Registrazione terminata.


Floorball Horror 3: Tiguan - La Macchina Infernale

profondo rosso parody poster

Gli otto giocatori di floorball partirono di mattina presto per Milano. L'obiettivo era riuscire a tornare dalla trasferta di Campionato a Roma in serata, limitando le soste e fermandosi solo lo stretto necessario. Sul pulmino preso a noleggio, l'atmosfera non era delle migliori: il sonno per la levataccia e i pensieri per la sconfitta subita nella Capitale rendevano l'odore dei borsoni ancora meno sopportabile.

Erano appena le 6.30 di una domenica di Novembre qualsiasi e dopo avere imboccato l'A1, gli otto procedevano ignari di quello che di lì a poco sarebbe successo.


Superato da pochi chilometri il casello, il giocatore designato a guidare il pulmino vide comparire negli specchietti la sagoma di un Tiguan bianco dai vetri completamente oscurati e una targa decisamente originale: 1L PR 35


<Hai visto che tamarro quello dietro?> fece al suo compagno seduto sul lato del passeggero che era intento a capire come funzionasse il bluetooth del pulmino.

<Vetri neri e targa estera. E chi è un mafioso di GTA? Ahahahah!>


In quel momento il SUV accese gli abbaglianti, lampeggiando tre volte.

<Ok, ok, ti lascio passare. Ma vaff...> e dicendo così si portò nella corsia più a destra.


Il SUV fece la stessa cosa, rimanendo dietro al pulmino a una distanza sufficiente perché i due potessero leggere un adesivo posto sul suo paraurti anteriore: FLOORBALL IS DEAD.


<Ma che ca##, perché non ci sorpassa?>

<Fl... Floorball?! Ma lo conosciamo? Non mi pare... comunque adesso provo ad andare più veloce e vediamo se si scrolla di dosso>


Il pulmino accelera e nonostante la differenza di potenza tra i due mezzi, riesce a seminare il Tiguan. Nell'abitacolo, nessuno si era accorto di nulla e il viaggio proseguì nel silenzio più completo per diversi chilometri finché l'amico non riuscì ad accoppiare lo smartphone.


Gli otto non si erano ancora fermati, ma adesso arrivati nei pressi di Bologna dovevano per forza trovare un posto per fare rifornimento e mangiare. Giunti nella stazione di servizio di Roncobilaccio, i giocatori scesero dal pulmino, si sgranchirono le gambe e si precipitarono al Mac discutendo animatamente di quanto fosse penosa la playlist messa dal loro portiere.


Il ragazzo alla guida, mentre ordinava il suo menù XL al totem, scorse una silhouette familiare nel parcheggio antistante al fast food. Era il Tiguan, lo stesso SUV bianco che aveva "sfanalato" al pulmino all'inizio del viaggio. Va bene che sono in autostrada, ma che strano si fosse fermato anche lui proprio lì.


Il ragazzo un po' preoccupato, con una scusa, convinse i suoi compagni a ripartire subito, lasciandosi alle spalle quell'inquietante auto bianca. Che illuso. Appena il pulmino imboccò di nuovo la A1, il SUV si mise dietro, stavolta con un atteggiamento decisamente più aggressivo.


<Ragazzi, non voglio allarmarvi, ma c'è una macchina che ci segue da Roma...>


I suoi compagni risposero con una fragorosa risata, interrotta quasi subito dallo sfarfallio dei fanali del SUV.


<Lascia passare quel c####!!> gridarono in coro.


Il pulmino di nuovo cambiò corsia, ma niente, il Tiguan era sempre dietro. Allora il ragazzo provò ad accelerare come fatto a Roma, ma questa volta il SUV recuperò lo svantaggio in pochi secondi arrivando a far toccare i paraurti delle due macchine.


<Ma che c## fa? Esci, esci!!>


Il ragazzo, allora approfittò di uno svincolo e bruciando il telepass con una manovra brusca uscì dall'A1 per imboccare una strada provinciale. Ormai il sole era quasi tramontato e la strada era illuminata solo dai fari del Tiguan puntati sul pulmino. Gli otto erano terrorizzati e non sapevano cosa fare. Le due macchine continuavano a sfiorarsi pericolosamente, e il ragazzo alla guida poteva solo cercare di scappare, infilandosi in strade sempre più secondarie. Destra, sinistra e ancora a destra. Il sole era ormai scomparso e gli otto imboccarono una strada senza uscita. Giunto in una piazzola, il ragazzo frenò bruscamente: erano fermi e intorno a loro solo buio e campi coltivati.


L'odore dei borsoni e della sconfitta ora si mescolava a quello della paura e del terrore. Cosa voleva il SUV da loro? Erano solo una piccola squadra di floorball di Milano!


Il SUV affiancò lentamente il pulmino: un finestrino all'improvviso si abbassò di circa un dito e da quel vetro nero spuntò un foglio ripiegato più volte su sé stesso; il suono del clacson ruppe il silenzio quasi a invitare il pulmino a fare altrettanto. Il ragazzo si fece forza, abbassò il finestrino e prese il foglio e lo aprì: era il referto della partita che avevano giocato sabato.


Con una sgommata il SUV si allontanò dal pulmino e riprese la strada principale.

Negli occhi terrorizzati degli otto giocatori rimase solo l'immagine inquietante di un adesivo con un dito medio posto sul retro di quel SUV che si allontanava sgasando nella notte.


Floorball Horror 4: Stream - Diretta nel Sangue

casa poster parody poster

Era sabato pomeriggio e in una palestra di periferia come tante si stava per giocare un match di campionato di floorball. Per la prima volta in stagione, la squadra di casa doveva riprendere la gara in diretta streaming e non essendoci un "social manager" ufficiale, venne incaricata la mamma del numero 66 autocandidatasi perché aveva un suo canale YouTube con ben 12 iscritti.


“Se sa fare i video di torte, saprà fare anche una diretta, no?” aveva detto alla squadra il terzo portiere corrotto in precedenza da dei Muffin alla Guinness.


La signora non se la cavava comunque male con la tecnologia e quelle quattro cose che sapeva, le sapeva fare bene. Tipo mettere i filtri. Appena cliccò Avvia Diretta attivò ovviamente anche il filtro Principessa Disney e partirono subito i primi commenti in live chat.


🗨️ MacAFFI: Eh ma che succede? Perché brillano tutti come le Winx? ✨

🗨️ LoSa1Ch1Sono10: AHAHA la live sembra il sequel di Frozen!

🗨️ Bridgerton97: Oddio l'ala destra ha il blush! 😂

🗨️ GliFaccioLoZorro14: Raga giuro, se segna con quel filtro lo clippo subito


Per fortuna la signora si accorse subito e corse ai ripari, premendo due tasti a caso. Ora il campo era sparito e lo smartphone riprendeva solo gli spalti.


🗨️ MyLittleFish21: Ok… ma adesso stiamo guardando… il pubblico?

🗨️ iN_CIABATTE: Spalti quasi vuoti, almeno prima c'era Sailor Moon🌙 in campo

🗨️ TheSilverMan: Giuro che in terza fila si è mosso qualcuno. Ma com'è vestito?

🗨️ Pretoriano87: Vero!!? Hanno messo il filtro Halloween!?

🗨️ Irish_Goalie: 🎃🎃🎃🎃


Lo smartphone era caduto di mano alla signora e mentre lei cercava di recuperare in qualche modo l'inquadratura, non si accorse né dei commenti né di quell'inquietante figura che si muoveva tra il pubblico. Finalmente aveva sistemato tutto: lo smartphone adesso era fissato in qualche modo a un tavolino e riprendeva bene il campo... ma in VERTICALE.


🗨️ Pretoriano87: 🏆FINALMENTE!! VAI RAGA!!🏆

🗨️ MyLittleFish21: Lo vedo!!! Adesso è dietro la porta!

🗨️ TheSilverMan: Sì lo vedo anch’io! Ha tipo una maschera bianca o è un casco? 😨

🗨️ LoSa1Ch1Sono10: Che fa? Ci saluta?

🗨️ iN_CIABATTE: 👋👋👋👋

🗨️ MacAFFI:: Cmq a me sta venendo il torcicollo


A questo punto però, anche lei lo vide: era un uomo alto e vestito con una cappa nera dalla quale si intravedeva solo il bianco di un vecchio casco da hockey. Era proprio dietro la porta della squadra ospite, ma nessuno dei giocatori né tantomeno l'arbitro sembrava averlo notato. Alzando lo sguardo dallo schermo ne ebbe la conferma: quell'uomo non era fisicamente in campo e solo chi stava assistendo alla diretta poteva vederlo. Con un filo di inquietudine, provò a zoomare ma un buffer improvviso rallentò la diretta. Il "fantasma" non c'era più..


🗨️ GliFaccioLoZorro14: È sparito👻 Ok non sto bene.

🗨️ Bridgerton97: No giuro si è proprio dissolto 😳

🗨️ LoSa1Ch1Sono10: @MacAFFI a me sta vedendo la nausea!


La signora adesso era più tranquilla e finalmente riuscì a continuare la diretta fino a quando non si accorse che la batteria dello smartphone si stava esaurendo. Abbassò lo sguardo per recuperare la power bank che aveva dentro il suo zainetto.


🗨️ MacAFFI: Eh… qualcuno sa chi è quella?

🗨️ Pretoriano87: GIRATE LA CAMERA!

🗨️ LoSa1Ch1Sono10: Non so ma dietro di lei c’è ancora quel tizio.

🗨️ Irish_Goalie: 🔪🔪🔪🔪


Inserendo il cavetto, la signora aveva messo la camera frontale ed era lei ora la protagonista della Live. Nel piccolo schermo del suo smartphone vedeva solo il primissimo piano dei suoi occhi che si riempirono di terrore quando capì che il fantasma era alle sue spalle.


A quel punto sentì una voce che le risuonava nella testa come un gelido sussurro.

ROTATE BEFORE YOU STREAM

In quel momento il WIFI del palazzetto saltò e la diretta finì.


Floorball Horror 5: Stick - Terrore Avulso

movie poster parody

Quando aprì gli occhi, il giocatore non sapeva più che giorno fosse. Intorno a lui solo pareti di cemento e piastrelle azzurrine che sudavano umidità e odore di brace. Sul pavimento le divise sporche dei suoi compagni, pezzi di nastro di carta appiccicosi e i resti di una grigliata mista.


Al centro della stanza c'era il corpo immobile di un uomo in tuta d'acetato. Sulla schiena, scritta con la salsa barbecue, la parola: MANAGER


Ad attirare la sua attenzione, proprio accanto all'uomo, un laptop acceso e sullo schermo, un file di Excel aperto: ClassificaCampionato_FLOORBALL_v21_OK_DEF_OKOK.xlsx


Perché era qui? La luce tremolante al neon e quel pungente odore di maiale non lo aiutava certo a riavvolgere il filo dei suoi ricordi: nella sua testa, offuscata dall'alcol della sera prima, è rimasta solo l'eco della parola AVULSA. Non appena il giocatore si accorse di essere legato per un piede a un fusto vuoto di una birra doppio malto altoatesina, il foglio Excel emise un suono metallico. Una cella lampeggiò di rosso e apparve una scritta:


<Benvenuto. I playoff sono giunti al termine. Ma nessuno sa chi è arrivato in finale. Quattro squadre alla pari. Il Manager ha fallito. Ora tocca a lei>


Il giocatore cercò di muoversi, ma il fusto era fissato al pavimento.

Un timer apparve sullo schermo: 00:01:00.

In un angolo della stanza vide nella penombra quattro pacchi chiusi, ognuno con un’etichetta: VARESE, MILANO, ROMA, TORINO.

Il giocatore ricordò: «Aspetta! Abbiamo vinto contro Torino, pareggiato con Roma e Varese ha battuto Roma ai tempi supplementari... Ehm...»


Il foglio Excel rispose con una formula: =SE(E(VARESE>ROMA;MILANO<TORINO);“PLAYOFF”;“GOAL”)


Con uno spasmo forse dovuto al rigor mortis, il corpo del Manager si mosse leggermente lasciando intravedere un foglietto sotto la sua mano destra: "M=0 , R-1, V+3, T-1"

Il giocatore fissò i pacchi. Il timer segnava 00:00:20.


<Presto, scavicchi... ma non apra> lo incitava il laptop


Il pacco di ROMA era il più integro, mentre quello di MILANO era bagnato come di birra; il pacco di TORINO invece sembrava rosicchiato dai topi, mentre quello di VARESE era l’unico con una piccola macchia di senape. Strisciando sul pavimento appiccicoso, il giocatore cerco di avvicinarsi più che poteva e vide che quella piccola macchia verde era strana, sembrava come se fosse stata lasciata da una pallina di floorball.

«Scelgo... VARESE» Il giocatore chiuse gli occhi e strappò il nastro dal pacco.


Il laptop emise un suono. Il foglio Excel si aggiornò:

=SE(VARESE=FINALISTA;“DIFF”;“RETI”)


La cella si colorò di verde e una nuova finestra si aprì:

"Classifica Avulsa Playoff: VARESE in finale grazie alla differenza reti"


Il fusto si sganciò. Il giocatore aprì il pacco e trovò una pinta di birra un po' calda, ma che scolò avidamente quasi per festeggiare la liberà conquistata. L'incubo era finito.

Di nuovo in piedi, si avvicinò all'uscita, ma prima di attraversarla si rese conto che qualcosa non quadrava: aldilà della porta c'era un'altra stanza, perfettamente uguale alla prima con un laptop al centro e una stecca di floorball spezzata dentro una pozza di sangue o ketchup, chissà.  

«Ho fatto la scelta... il pacco era quello giusto, cosa vuoi di più! Lasciami libero!»


Alle sue spalle, comparve quindi un'ombra minacciosa. Era il Manager in piedi che lo fissava.

«Hai scelto bene... ma manca ancora una finalista»


La porta si richiuse dietro il giocatore e Il timer ripartì da 00:01:00.

Il foglio Excel lampeggiò e un grido di terrore riempi la stanza: "Round 2: Scontri diretti".


Floorball Horror +1: Stranger Shirts

it parody poster

Nel tranquillo quartiere di Quarto Cagnotto, la squadra di floorball locale era famosa per una sola cosa: perdere le divise da gara. Non dimenticarle, non smarrirle. Scomparivano letteralmente nel nulla. Gli sponsor si rifiutavano ormai da tempo di comprare magliette e pantaloncini e anche il nuovo tesoriere della squadra non sapeva più come far quadrare i conti lasciati dal suo predecessore, scomparso anche lui.


Ogni allenamento del giovedì che precedeva un match di campionato, i ragazzi aprivano l’armadietto della palestra della scuola e dentro trovavano solo il vuoto e l'odore di sudore. Le magliette sparivano. Nessuno sapeva come, nessuno osava chiedere.

Finché l'allenatore, certo che qualcuno le rubasse di notte, decise di indagare. Armato solo del suo smartphone, si nascose nello spogliatoio dopo la consueta seduta di allenamento serale. A mezzanotte, il muro dietro l’armadietto cominciò a pulsare. Una fessura si aprì e rivelò un passaggio verso un'altra dimensione: il Buconero.


L’allenatore infilò la testa nel varco. Un soffio gelido lo investì, profumava di detersivo e stampa sublimata. Fece un passo, poi un altro, e si ritrovò in uno spogliatoio identico al suo, ma pulitissimo e con i pavimenti appena lavati. Anche le luci rotte dell'ingresso che non venivano sostituite da anni, in quella realtà funzionavano benissimo.


Distratto da quel mondo così perfetto, il coach non si accorse che la fessura dietro di lui si restringeva via via fino a chiudersi. Uscì quindi dagli spogliatoi e iniziò a camminare per i corridoi cercando di capirne di più su quella strana e così pulita dimensione parallela. Esplorò prima il magazzino dove la squadra teneva le sponde del campo poi la piccola stanza che fungeva da infermeria: niente, ancora nessuna traccia delle divise. L'allenatore finalmente entrò in palestra e si trovò davanti una scena davvero inquietante. Appese sui 2 quadri svedesi ai lati del campo c'erano un centinaio di magliette e pantaloncini, uno sterminato bucato biancoblu steso quasi come ad asciugarsi dopo il lavaggio. C'erano divise di tutte le taglie e dei numeri più diversi, sia i modelli vecchi sia quelli che l'ultimo sponsor aveva regalato alla squadra. Ecco dove erano finite. Ma chi le aveva messe lì?


Accanto alle magliette, nell'angolo meno illuminato della palestra, l'allenatore vide la sagoma di una persona avvolta da una nuvola di polvere simile a forfora bianca. Un uomo piccolo, ripiegato su una bacinella piena di acqua. L'allenatore si avvicinò con cautela. Dal profumo capì che quella polvere era detersivo e che l'uomo stava lavando a mano una maglietta dopo l'altra in modo ossessivo. Il sangue gli si raggelò nelle vene: seppur sfigurato dagli agenti chimici, riconobbe il volto del vecchio tesoriere che tutti pensavano fosse stato internato in una casa di cura dopo l'ennesima "scomparsa" delle divise. Invece era lì, esiliato nelle profondità del Buconero a lavare incessantemente le maglie da gara per togliere l'odore di sconfitta e di pessimi giocatori.


All'improvviso, forse disturbato dalla presenza del coach, l'uomo consumato da acqua e detergenti emise un urlo che squarcio quel silenzio irreale: XAMC!!


L'allenatore perse conoscenza.


Come ogni martedì, i giocatori si ritrovarono in palestra per il primo dei due allenamenti settimanali. Appena entrati in campo capirono subito che c'era qualcosa di diverso nell'aria. Le luci erano più vivide e il pavimento un po' più pulito del solito. Siccome il loro allenatore tardava ad arrivare iniziarono a scaldarsi, fare 2 passaggi con le stecche e poi la seduta tattica davanti alla lavagna. I magneti erano disposti in modo strano e al posto dei soliti schemi, formavano la scritta HELP!: chissà forse era uno scherzo dei bimbi della scuola media che di giorno usavano la palestra.


Le due ore di allenamento erano quasi passate e l'allenatore non si era fatto vivo né in palestra né nella chat di squadra. I giocatori allora decisero di finire la serata con la solita partitella, ma quando il capitano prese la sacca delle pettorine fece una curiosa scoperta: al posto delle solite puzzolenti casacche, c'erano 20 tute nuove e profumate, decorate con il logo della squadra. Tutti erano felicissimi e nell'euforia generale non si accorsero che proprio in corrispondenza delle spalle della felpa c'erano dei piccoli dettagli bianchi, una "forfora" del tutto simile a residui di polvere di detersivo.


horror floorball goalie helmet

⚰️ Floorball Horror Night: lo Speciale Halloween di Zio Rotula


Questo Speciale Halloween è un tributo all’unione tra floorball e horror, due mondi che condividono il ritmo, l’odore di adrenalina e la paura della sconfitta. Ogni racconto vi farà provare i brividi di un tiro sbagliato, il terrore di un’ombra che vi osserva dagli spalti, e l'incubo di una partita che potrebbe essere la vostra ultima.

Ricordate, miei piccoli sportivi: quando la pallina smette di muoversi, non è detto che l'azione sia finita. E se sentite qualcuno chiamarvi dalla panchina…non voltatevi.


👻 Zio Rotula vi saluta e ci vediamo alla prossima stagione… se ci arrivate.

3 commenti

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30 ott
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Incredibile👏🏼🤍💙

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30 ott
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🎃🎃🎃🎃🎃🎃🎃

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Ospite
30 ott
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Mi sono venuti i brividi!

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